Tassare la chirurgia estetica? Ecco l’esempio della Corea del Sud

Tassare la chirurgia estetica? Ecco l’esempio della Corea del Sud

Tassare la chirurgia estetica? Ecco l’esempio della Corea del Sud.

Il business della chirurgia estetica è ben lungi dall’affievolirsi e, di conseguenza, può ben costituire un facile approdo per i fiscalisti alla ricerca di nuovi introiti per il bilancio statale.

A pensarla così è certamente stato il governo della Corea del Sud, che al fine di risanare il bilancio del welfare ha deliberato una tassa del 10 per cento da applicarsi su tutti gli interventi di chirurgia estetica: un balzello particolarmente rilevante in un Paese che è ai primi posti al mondo per numero e costo dei “ritocchini” estetici, e che da tale tassa si attende un importante introito.

In particolare, il governo ha annunciato la decisione con un comunicato particolarmente atteso, nel quale si ricorda la necessità di sottoporsi a interventi di chirurgia estetica solamente presso i centri autorizzati (circa 2 mila in tutto il Paese).

Ad essere colpiti – specifica ulteriormente il comunicato – saranno tutti gli interventi catalogabili: pertanto, uomini e donne che vorranno migliorare il proprio aspetto estetico dovranno prepararsi presto a pagare il nuovo onere sulle operazioni di depilazione o aumento del volume delle labbra. In precedenza, invece, la tassa era presente solamente sugli interventi di chirurgia estetica più importanti e tradizionali.

Perchè si vuole tassare la chirurgia estetica?

L’introduzione del nuovo balzello ha sollevato qualche polemica all’interno di un Paese nel quale la situazione fiscale si sta facendo, mese dopo mese, sempre più difficile.

Stando a quanto affermato da un rappresentante del governo, attraverso la tassa sulla chirurgia estetica si potrà garantire uno stato sociale più efficiente per le persone che ne hanno bisogno, attingendo – evidentemente – dai portafogli delle persone talmente abbienti da potersi permettere un’operazione di simile natura.

Oltre alla tassa sulla chirurgia estetica il governo ha introdotto un prelievo sui guadagni dei monaci e altre forme di prelievo fiscale: in tutto, auspica di poter ottenere un introito aggiuntivo di circa 1,7 miliardi di euro all’anno.